Btp sotto i riflettori, con lo spread in altalena e alta volatilità

Btp sotto i riflettori, con lo spread in altalena e alta volatilità

 

Articolo pubblicato su We Wealth (24/05/2018)

Dopo essere sceso di oltre 10 punti base nel corso della mattinata, a pranzo lo spread Btp-Bund è ritornato sui livelli di ieri. Resta la volatilità sui mercati, legata ai rischi di una politica economica che aumenta il debito pubblico. Ecco cosa dicono analisti e gestori.

C’è forte volatilità sui titoli di Stato, con lo spread sulle montagne russe. Se nel corso della mattinata il clima era più disteso, con il differenziale Btp/Bund in calo di oltre 10 punti base, a quota 177, a pranzo il trend si è nuovamente invertito e lo spread è ritornato sui livelli di ieri, oltre 185 bp. In generale, il quadro politico resta incerto e il conferimento dell’incarico di formare il nuovo governo a Giuseppe Conte non ha frenato la speculazione. Ma cosa pensano analisti e gestori della situazione attuale?

“Il comparto obbligazionario globale soffre da inizio anno in tutti i suoi segmenti come conseguenza di una serie di fattori tra cui il rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, l’aumento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti, Cina ed Europa, le incertezze politiche europee e l’apprezzamento del dollaro americano. L’insieme di tutti questi fattori sta comportando un rialzo generalizzato dei rendimenti, che, come ben noto, ha un effetto negativo sui corsi obbligazionari – spiega Gianluca D’Alessio, portfolio manager di FIA Asset Management, società di gestione di FARAD Group – L’Italia, in particolare, sta vivendo una fase di elevata incertezza politica, con la fresca nomina di un premier “tecnico” che deve, tuttavia, ancora convincere gli investitori. Infatti, questi ultimi paiono al momento molto scettici riguardo l’evoluzione della scena politica italiana”.

Tale scetticismo è testimoniato da un allargamento dello spread tra BTp e Bund tedesco, il quale viene spesso percepito come il barometro della salute politico-economica del Bel Paese, per arrivare intorno agli attuali 180 bps e superare la soglia dei 190 bps ad inizio settimana. “Di conseguenza l’aumento dei rendimenti sui titoli governativi italiani è legato non tanto alle attese sull’inflazione quanto alle speculazioni dovute al rischio politico”, dichiara D’Alessio, che però poi prosegue dicendo che, tuttavia, è bene sottolineare che alle incertezze politiche si deve aggiungere una crescita che nel nostro Paese è stagnante da ormai più di dieci anni. “Infatti, sebbene il Fondo Monetario Internazionale abbia recentemente rivisto al rialzo le stime sulla crescita italiana (che si attesta nel 2018 all’1,5%), questa resta comunque inferiore alla media europea e a quella delle economie con cui l’Italia (terza potenza economica d’Europa) dovrebbe confrontarsi. L’insieme di questi fattori – continua il portfolio manager di FIA AM sta spingendo, dunque, gli investitori a rivalutare il rischio Italia, costringendola a sopportare un costo dell’indebitamento superiore che potrebbe spingerla in un vortice negativo nei mesi a venire. Verosimilmente, lo spread tra Btp e Bund potrebbe toccare quota 225-250 bps nel corso del prossimo trimestre, impattando negativamente anche il mercato azionario, che da inizio anno è stato in assoluto il più performante (circa +6%, dati aggiornati al 23/05, ovvero alla nomina di Conte)”.

 

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